Furfari e Sapelli sul fallimento della politica energetica europea

Samuele Furfari: "Un’eccessiva dipendenza dalle energie rinnovabili intermittenti e variabili, combinata con la sorprendente chiusura delle efficienti centrali nucleari tedesche già ammortizzate, ha portato a un’instabilità cronica della rete elettrica e a costi energetici proibitivi, che producono effetti indesiderati anche al di fuori della Germania. È ovvio che tutti i consumatori europei pagano per l’errore dell’Energiewende. Questa politica ha fatto sprofondare la Germania, un tempo motore economico dell’Ue, in una profonda recessione che si è aggravata per tutto il 2024 e si protrarrà nel 2025. Le elezioni per il Parlamento europeo del 2024 hanno visto una significativa riduzione del peso degli ecologisti, costringendo la Commissione europea a rivedere la sua retorica. Il “Green Deal” è stato ribattezzato “Clean Deal”, in un disperato tentativo di cambiare la percezione pubblica senza tuttavia modificare sostanzialmente le politiche in atto". Giulio Sapelli: "Mi sembra che la von der Leyen non possa abbandonare l’impostazione ideologica della transizione green per pura necessità politica: deve tenersi buoni i Verdi e quella parte del Pse ben rappresentato dalla vicepresidente Teresa Ribera, che ha la delega sul Green Deal e che ha già fatto intendere di voler portare avanti le politiche avviate da Timmermans. Mi preoccupa questo atteggiamento della von der Leyen, che di fatto getta discredito sulla classe politica europea cercando di poggiare la propria azione su una coalizione politica innaturale. La von der Leyen è una di quei “sonnambuli” di Christopher Clark che contribuiscono a creare le condizioni per lo scoppio di una nuova guerra mondiale".

 

Ammettiamo la nostra sbadataggine. Nelle frenetiche settimane tra la vittoria elettorale di Trump e le elezioni tedesche, che hanno assorbito in toto la nostra attenzione, ci siamo dimenticati di diffondere ai resistenti sui crinali due fondamentali articoli di Samuele Furfari e di Giulio Sapelli. Oggi facciamo ammenda.

I professori Furfari e Sapelli, da sempre critici verso la faciloneria delle politiche green dell'Unione Europea, passano all'incasso, in attesa delle ulteriori, inevitabili marce indietro che seguiranno al terremoto politico avvenuto in Germania con le elezioni di dieci giorni fa.

Entrambi gli articoli sono liberamente consultabili in linea negli indirizzi linkati in questo nostro post. Ne forniamo di seguito alcuni brevi passaggi per invogliare a leggere i testi integrali e per il nostro archivio.

Cominciamo da Samuele Furfari, professore belga di chiare origini italiane, più volte gradito ospite del sito web della Rete della Resistenza sui Crinali, dopo averci autorizzati a tradurre dal francese alcuni suoi sferzanti articoli.

Oggi vi proponiamo un altro suo elaborato, apparso sul sito web della Rivista Energia il 20 gennaio scorso, proprio all'indomani dell'insediamento di Trump, dal titolo "Il biennio 2024-2025 e la riaffermazione dei combustibili fossili".

Eccone qualche frammento:

 

"Con Cop29 e il ritorno di Trump alla presidenza degli Stati Uniti, il biennio 2024-2025 segna la riaffermazione dell’importanza dei combustibili fossili (e del nucleare) a fronte del fallimento della politica energetica europea e dell’Energiewende tedesco in particolare... L’Energiewende tedesca si è rivelata un fragoroso fallimento che ha portato alla caduta del governo di Olaf Scholz. La sorprendente chiusura delle efficienti centrali nucleari ammortizzate, combinata con un’eccessiva dipendenza dalle energie rinnovabili intermittenti e variabili, ha portato a un’instabilità cronica della rete elettrica e a costi energetici proibitivi, che producono effetti indesiderati anche al di fuori della Germania... È ovvio che tutti i consumatori europei pagano per l’errore dell’Energiewende. Questa politica ha fatto sprofondare la Germania, un tempo motore economico dell’Ue, in una profonda recessione che si è aggravata per tutto il 2024 e si protrarrà nel 2025... Va notato che i grandi industriali non avranno alcuno scrupolo a investire altrove, lasciando un campo di rovine per le piccole e medie imprese che lavoravano per questi giganti, causando così un’ecatombe sociale per il personale europeo delle grandi aziende come delle Pmi... Una realtà che ha messo in luce l’isolamento crescente dell’Ue sulla scena internazionale, dove la sua ricerca ossessiva della decarbonizzazione ha trovato poca eco. La volontà dell’Ue di imporre una decarbonizzazione forzata dell’economia si è scontrata con la dura realtà economica... I cittadini europei hanno iniziato a esprimere il loro malcontento. Le elezioni per il Parlamento europeo del 2024 hanno visto una significativa riduzione del peso degli ecologisti, costringendo la Commissione europea a rivedere la sua retorica. Il “Green Deal” è stato ribattezzato “Clean Deal”, in un disperato tentativo di cambiare la percezione pubblica senza tuttavia modificare sostanzialmente le politiche in atto... Cosa farà l’UE? Persisterà o si adatterà? L’arrivo di Teresa Ribera, Dan Jørgensen e Philippe Lambertz nell’entourage di Ursula von der Leyen non sembra propizio a questo ripensamento."

 

Proseguiamo con Giulio Sapelli. Il professor Sapelli è stato numerose volte protagonista della nostra edicola e condivide con Furfari la disistima (limitiamoci a dire così...) verso l'European Green Deal e verso le competenze degli attuali politici in materia di energia.

In questa edicola vi suggeriamo una sua intervista realizzata dal Sussidiario del 22 gennaio scorso sotto il titolo "Von Der Leyen a Davos/ Sapelli: i suoi giochi politici stanno affondando le nostre imprese".

A seguire riportiamo le due domande che più ci interessano, raccomandando di leggere tutta l'intervista dal sito web del Sussidiario:

 

"La presidente della Commissione ha parlato tanto della decarbonizzazione e dell’importanza dell’Accordo di Parigi sul clima, probabilmente anche per rispondere alla mossa di Trump che aveva da poco firmato l’ordine esecutivo per farne uscire gli Stati Uniti. L’Ue non rischia di trovarsi sempre più sola nella sfida per la transizione energetica, visto che anche i big della finanza non ci credono più?

Anche in questo caso si nota la prosecuzione di una concezione dirigista dell’economia, che non investe su uno sviluppo che parte dal basso, dalle imprese. La von der Leyen non si rende conto che i mercati sono fatti da una popolazione di imprese: non si può parlare di decarbonizzazione senza pensare a quanti produttori distrugge. Finalmente gli industriali europei si sono decisi a chiedere che venga applicato il principio della neutralità tecnologica, che prevede un approccio flessibile alle diverse tecnologie a disposizione, senza che una prevalga necessariamente sulle altre, in base alla loro maturità ed efficacia nel ridurre le emissioni. Si tratta di un principio che non mette a rischio la continuità dell’attività delle imprese. È un approccio molto diverso da quello della transizione green dell’Ue che fissa scadenze nette.

Von der Leyen ha anche parlato delle strategie di medio periodo contro gli alti prezzi energetici, ma sembra aver dimenticato di indicare soluzioni di breve termine…

A Bruxelles questo interessa poco. In generale mi sembra che la von der Leyen non possa abbandonare l’impostazione ideologica della transizione green per pura necessità politica: deve tenersi buoni i Verdi e quella parte del Pse ben rappresentato dalla vicepresidente Teresa Ribera, che ha la delega sul Green Deal e che ha già fatto intendere di voler portare avanti le politiche avviate da Timmermans. Mi preoccupa questo atteggiamento della von der Leyen, che di fatto getta discredito sulla classe politica europea cercando di poggiare la propria azione su una coalizione politica innaturale... La von der Leyen è una di quei “sonnambuli” di Christopher Clark che contribuiscono a creare le condizioni per lo scoppio di una nuova guerra mondiale."

 

Amen.

 

Alberto Cuppini