“L'Italia è in ritardo sulle rinnovabili” è una di quelle espressioni che spesso, oltre a essere refrain senza alcuna presa sulla realtà, nascondono i fatti creando un racconto fuorviante e dannoso, in questo caso, anche per le stesse rinnovabili." La Staffetta Quotidiana critica aspramente le tesi vittimistiche sostenute nel rapporto di Legambiente "Scacco matto alle rinnovabili" e in un nuovo studio della Banca d'Italia.
“L'Italia è in ritardo sulle rinnovabili” è una di quelle espressioni, un po' come “le riforme di cui il Paese ha bisogno”, che sembrano buone per tutte le stagioni ma che spesso, oltre a essere refrain senza alcuna presa sulla realtà, nascondono i fatti creando un racconto fuorviante e dannoso, in questo caso, anche per le stesse rinnovabili."
Quello che abbiamo riportato in apertura della nostra edicola è l'incipit di un editoriale non firmato sulla Staffetta Quotidiana di lunedì intitolato "Semplificare? Accelerare?", pubblicato dopo la divulgazione dell'ormai consueto rapporto di Legambiente "Scacco matto alle rinnovabili", basato sull'altrettanto consueta, illuministica tattica del "chiagni e fotti".
Uno scatto d'orgoglio, dopo troppi mesi di silenzio acquiescente, della Staffetta Quotidiana contro le irrancidite parole d'ordine "Semplificare" e "Accelerare" e tutte le altre cialtronerie a favore dell'eolico di Legambiente e... della Banca d'Italia (!).
Dopo avere confutato le tesi del rapporto di Legambiente sui ritardi (per i quali si parla di una "ragione incredibilmente sofistica", ma invito gli interessati ad abbonarsi alla Staffetta per leggere tutto l'articolo in linea) e ironizzato sulle "occasioni di investimenti dei territori", l'editoriale così conclude:
"Semplificare, accelerare: sembra che siano due beni in sé, assoluti. Spesso si dimenticano però due aspetti: non si può accelerare a piacimento; ogni azione ha una reazione. Le reazioni “territoriali” dell'ultimo anno, arrivate dopo una massiccia ondata di semplificazioni, non hanno insegnato niente? Il “boom and bust” del 2009-11 non ha insegnato niente? Infine, sul “cambiamento culturale” per cui bisogna guardare a questi impianti “come occasioni di investimento per i territori”. Se i territori questi impianti non li vedono come occasioni di investimento, forse si potrebbe partire da un esame di coscienza su come gli investitori si presentano ai territori."
La risposta della Staffetta alla sua domanda retorica Semplificare? Accelerare? è contenuta nel titolo di un altro articolo della stessa Staffetta di ieri: "Accelerare sulle Fer solo se benefici vanno ai consumatori”.
La nostra risposta, ovvero la risposta dei "territori", è diversa e ben più articolata. Una sua accettabile sintesi la si può ricavare nella recensione del professor Alberto Clò (leggetela tutta in linea sul blog della Rivista Energia) all'ultimo libro di Bjorn Lomborg intitolato "Perché il catastrofismo climatico ci rende più poveri e non aiuta il pianeta":
"L’allarmismo sta distorcendo il dibattito sul clima portando a soluzioni politiche inefficaci se non dannose per lo stesso ambiente e allontanando dalle soluzioni reali che potrebbero migliorare il benessere... L’ecologismo radicale tende a semplificare le questioni su cui bisognerebbe intervenire, lanciando frasi ad effetto – come «le rinnovabili possono sostituire le fossili in breve tempo» – destinate a lasciare le cose al punto di partenza... (L'ecologismo radicale) racconta spesso sciocchezze e imprecisioni che non giovano innanzitutto allo stesso movimento ecologista, non facendo capire quali siano gli strumenti utili da adottare e quelli inutili e costosi da abbandonare... La conclusione di Lomborg è che «l’obiettivo delle politiche climatiche è quello di rendere il mondo un posto migliore», con azioni altre dalle politiche fallimentari sinora seguite, abbandonando il soffocante allarmismo in favore di un pragmatismo che valorizzi il progresso tecnologico e il benessere umano".
Ma se questa è la risposta da dare alle sciagurate politiche "climatiche" di Legambiente, che in questi anni ha arrecato un danno forse irreversibile alla credibilità di tutto il movimento ambientalista italiano, essa non basta quando gli studi compiacenti a favore delle rinnovabili salvifiche vengono prodotti dalla Banca d'Italia, dove, a quanto pare, si fa carriera e si viene promossi alla Banca Centrale Europea di Christine Lagarde sostenendo l'insostenibile, ovvero che con la "transizione verde" prevale l'effetto deflattivo, irridendo così a milioni di famiglie italiane improvvisamente gettate nella miseria dalla greenflation indotta proprio dall'European Green Deal.
E dunque, trattandosi di un'istituzione vitale per la Repubblica, ci si deve comportare con i tecnici di Bankitalia analogamente a quanto accaduto in occasione del disastro del Superbonus 110% con chi "ha sbagliato ogni previsione" ("evidenti responsabilità tecniche, che non elidono quelle politiche ma si aggiungono a esse"), ovvero il Ragioniere Generale dello Stato.
Perciò, alla domanda "Semplificare? Accelerare?" sulle rinnovabili si deve rispondere con un'azione propedeutica: "Licenziare".
Licenziare i tecnici e gli accademici che hanno avallato queste politiche fallimentari.
Alberto Cuppini