WSJ: "Le elezioni in Germania eludono la sua debacle sul clima"

L'Atlantico si allarga anche sulla "transizione green", imposta dall'alto dai burocrati UE, che non è sostenibile né come prezzi, né come organizzazione delle produzioni. L'impegno dei media europei a presentare le rinnovabili come soluzione e non come causa del problema dell'esplosione delle bollette aiuta a comprendere il contenuto di questo articolo di Joseph Sternberg sul Wall Street Journal di venerdì scorso.

 

 

Scriveva Federico Rampini, battitore libero sul Corriere della Sera di stretta ortodossia schleiniana, nel suo articolo del 15 febbraio "La Germania: il «malato d'Europa». L'aspirante cancelliere Merz ha la cura?"

 

"Comincio dall’economia, e da questa descrizione fulminante di un esperto americano del Council on Foreign Relations, il think tank geopolitico di cui sono membro: «In passato la Germania dipendeva dall’America per la sua difesa, dalla Russia per la sua energia, dalla Cina per le sue esportazioni. Oggi dipende dall’America per la difesa, dall’America per l’energia, dall’America per le esportazioni». In effetti al gas russo ha sostituito quello americano. E il boom dell’export tedesco sul mercato Usa ha in parte attutito la débâcle su quello cinese, che si sta chiudendo al made in Germany."

 

Questa premessa sulla crescente dipendenza dagli Stati Uniti della Germania, e quindi dell'Unione Europea di cui il governo tedesco è il Dominus, è indispensabile per unire gli altri puntini che seguono nella rassegna stampa e capire, come nella Settimana Enigmistica, che cosa ne verrà fuori.

Per prima cosa vi devo segnalare un'affermazione del vice presidente Vance tra le tante (la maggior parte delle quali perfettamente condivisibili, anche se qualcuno magari gli avrebbe potuto obiettare che i valori comuni in arretramento sono stati messi in crisi dal cosmopolitismo nichilista concepito e fatto lievitare a dismisura proprio dalle élite statunitensi) affermazioni con le quali ha preso a calci nei maroni gli europei alla conferenza della pace di Monaco (ma non si poteva scegliere un altro posto? Questo, oltre a dimostrare una abissale ignoranza della Storia, porta pure sfiga). L'affermazione su Greta Thunberg è stata ignorata da tutti i giornali italiani e riportata solo dal Sussidiario:

 

Se la democrazia americana può sopravvivere a 10 anni di rimproveri di Greta Thunberg, voi potete sopravvivere a qualche mese di Elon Musk“.

 

A testimonianza dell'inconcepibile aberrazione dell'operazione mediatica "Piccola Greta", di fronte alla quale le élite europee si sono genuflesse, vista con gli occhi del white trash americano, che ne ha subìto le conseguenze e che ha plebiscitato Trump.

Racconta la stessa storia del deragliamento green delle istituzioni del Vecchio Continente, ma in modo molto più raffinato, Giulio Sapelli, sempre sul Sussidiario di domenica: "Industriali e burocrati Ue, ecco i “sonnambuli” che chiudono le nostre imprese":

 

"l’ostilità (all'industria) non viene ormai solo dal mercato e dai fattori della valorizzazione del capitale, ma dall’ambiente istituzionale e in primis dall’Ue, con le regole imposte dall’alto sulla cosiddetta transizione green, che non è sostenibile né come prezzi, né come organizzazione delle produzioni. Il problema sonnambulesco che colpisce l’industria italiana ed europea viene da lontano: commissari si sono succeduti a commissari e hanno emanato regolamenti su regolamenti su tutto senza mai sentire qualcuno che avesse il fegato di reagire intelligentemente".

 

Sapelli però ignora (o finge di ignorare) che in Italia i poteri forti che controllano l'associazione degli industriali reclamano a gran voce proprio queste stesse "regole imposte dall'alto" e la "cosiddetta transizione green". Sulla stampa di domenica se ne trovava l'ennesima dimostrazione con le richieste che arrivano da Elettricità Futura (l'ex Assoelettrica, ossia gli elettrici della Confindustria ora dominata dai rinnovabilisti). Cominciamo dall'articolo di Laura Serafini del Sole 24 Ore, "Caro bollette, la proposta dei produttori di rinnovabili", dove si indicano i PPA "che abbiano come controparte il GSE"

come Deus ex machina, anche se la stessa giornalista è costretta ad ammettere che, "nei dettagli", il come fare "non è ancora chiarito". Intanto però EF afferma che "nei siti esistenti si potrebbero aggiungere ulteriori 20 TWh di produzione". Abundandis in abundandum. A dimostrazione che la mai chiarita sostituzione di Re Rebaudengo (che noi non rimpiangiamo di sicuro!) dalla presidenza di EF non è stata dettata dal desiderio di un ritorno alla realtà.

Peggio ancora il Corrierone nell'articolo di Claudia Voltattorni "Bollette, i produttori: «Aiuti a famiglie e imprese, non solo agli energivori»",

che nel sottotitolo scrive senza tanti infingimenti: "L'appello di Elettricità Futura: puntare sulle rinnovabili" e che chiede alle Regioni di "autorizzare gli impianti rinnovabili, invece bloccati da tempo". E tte pareva...

Questo impegno dei giornaloni (di tutta Europa. E delle televisioni. Soprattutto delle televisioni) a presentare le rinnovabili (ovviamente sto parlando di quelle non programmabili) come soluzione e non come causa del problema fa comprendere il contenuto di questo articolo di Joseph Sternberg sul Wall Street Journal di venerdì: "Le elezioni in Germania eludono la sua debacle sul clima", che sottotitolava:

 

"I partiti mainstream girano in punta di piedi attorno al fiasco green che sta devastando l'economia del Paese".

 

Raccomando a chi conosce l'inglese di mettersi di buona volontà a tradurlo tutto, perchè merita. Qui mi limito a tradurre i passaggi più significativi, ed in particolare quello, verso la fine dell'articolo, da noi evidenziato in grassetto:

 

"Il Paese si trova nel mezzo di una crisi economica globale e il problema più grave per le famiglie e le imprese riguarda l'energia. Si potrebbe quindi pensare che l'energia sia al centro dell'attenzione nella campagna elettorale. Vi sbagliate in gran parte perché questa, ebbene sì, è la Germania moderna. Le famiglie e le imprese tedesche pagano prezzi dell'energia tra i più alti al mondo... La colpa è della transizione verso l'energia verde in atto da circa 20 anni. La Germania ha gradualmente eliminato dal suo mix energetico fonti energetiche alternative a prezzi accessibili, come il carbone, abbandonando gradualmente anche l'affidabile energia nucleare... Un aspetto sorprendente della campagna elettorale è la resistenza dei politici mainstream ad offrire delle soluzioni... Merz (candidato alla Cancelleria della CDU e previsto vincitore. NdT) probabilmente capisce il problema dell'energia della Germania e forse, se lasciato fare, lo risolverebbe nel modo ovvio: abbandonando le rinnovabili e raddoppiando le fonti fossili più pulite e il nucleare. Il suo partito, comunque, non è dello stesso avviso... Com'è tipico per i partiti europei di centro-destra, la CDU include una corrente green che crede davvero all'agenda climatica. Questo spiega perchè le promesse della CDU sono un tale guazzabuglio... (La società tedesca) è il problema. I partiti della Germania non possono ammettere la dimensione del disastro dell'energia perchè gli stessi votanti non lo hanno riconosciuto come tale. E così il Paese sta sostenendo una campagna elettorale su chi può meglio amministrare una transizione verde e non se debba essercene una. Rimane per lo più senza risposta se le rinnovabili possano fornire energia ad una economia industriale avanzata, o anche se possa importare al clima globale se un Paese dalle modeste dimensioni della Germania attui la decarbonizzazione. L'eccezione è AfD..."

Questo sul quotidiano letto dall'alta finanza americana, non sui social dello sciamano e degli altri sfigati che hanno assalito il Campidoglio.

Prosit.

 

Alberto Cuppini