Samuele Furfari: "Il rapporto non tiene conto dei principi fondamentali della fisica e dell’economia dei sistemi energetici. Eolico e solare sono fonti energetiche intrinsecamente intermittenti e variabili – due termini vistosamente assenti dal rapporto – che gonfiano significativamente il costo dell’elettricità a causa della necessità di far funzionare il sistema elettrico in modo non ottimale."

 

Come facilmente prevedibile, tutti i giornali in questi giorni parlano della relazione di Draghi (quattrocento pagine di fuffa mainstream scritte in inglese colto), che indica nella decarbonizzazione uno degli strumenti per salvare (salvare da che?) l'Europa. Le pale eoliche, dunque, oltre a "salvare il Pianeta" come finora gabellato, serviranno pure, più modestamente, a "salvare l'Europa". Insomma: una robetta da nulla. Basterebbe solo volerlo: appena 800 miliardi all'anno (da pagare a debito, "debito comune", mi raccomando, da lasciare in eredità alle future generazioni) che secondo Draghi dovranno essere spesi. Che saranno mai 800 miliardi all'anno, per "salvare l'Europa"...

Queste le parole di Draghi: "Se non vogliono continuare ad arretrare in un contesto internazionale in rapida evoluzione, la Ue e i suoi Stati membri devono agire e smetterla di procastinare, di rinviare le decisioni che devono essere prese, nell'illusione di preservare il consenso degli elettori. La Ue deve agire per riformarsi, se non vuole spegnersi in una lenta agonia".

Premesso che ci fa piacere che il principale araldo della finanza globalizzata in Europa finalmente ammetta, come da noi sostenuto da molto tempo, che l'Unione europea versa in uno stato agonico, facciamo notare, con meno piacere, che "prendere decisioni che devono essere prese" ignorando di fatto "il consenso degli elettori" iscrive Draghi al partito dei sostenitori dell'eco-autoritarismo. Scrivono a questo proposito Juan Pablo Osornio e Byford Tsang del Carnegie Endowment for International Peace:

"I sostenitori più radicali dell’eco-autoritarismo sostengono che la gravità della crisi ambientale richiede che le élite tecnocratiche o “despoti illuminati” all’interno di governi altamente centralizzati portino avanti le riforme economiche necessarie restringendo la libertà degli individui".

Vi risparmio gli articoli (come al solito encomiastici e servili con Draghi) dei giornaloni e passo ai commenti dei soliti bastian contrari.

L'articolo che, dovendo proprio sceglierne uno, vi consiglio di leggere con la massima attenzione è quello di Samuele Furfari, autore ben conosciuto da chi segue l'edicola della Rete della Resistenza sui Crinali, pubblicato ieri sul sito web della Rivista Energia: Errori e limiti del rapporto Draghi sull’energia, che così sottotitola: "Il rapporto sulla competitività dell’Unione Europea redatto da Mario Draghi mostra numerosi limiti ed errori per quanto riguarda l’energia. Pone eccessiva attenzione alle rinnovabili, che sono concausa del calo di competitività, e trascura fonti cruciali come nucleare, petrolio e gas, così come le implicazioni di geopolitica."

Vi leggiamo:

"Il tanto atteso rapporto Draghi affronta numerose questioni che attualmente ostacolano la competitività europea, tra le quali la politica energetica dell’ultimo decennio. Purtroppo, questo documento destinato a guidare il futuro economico dell’UE ne sostiene principalmente la continuazione, auspicando un aumento dei finanziamenti pubblici. Se queste raccomandazioni verranno adottate, rischieranno di indebolire ulteriormente la vitalità economica e la sicurezza energetica dell’UE, con un impatto minimo sulle emissioni globali. Il ritardo nella pubblicazione del Rapporto a dopo le elezioni europee ha sollevato preoccupazioni sulla trasparenza democratica. I cittadini europei avrebbero dovuto conoscere queste informazioni prima di esprimere il proprio voto. Questo rinvio (intenzionale?) ha privato il discorso pubblico di un esame cruciale delle nostre future politiche energetiche e industriali. Se il rapporto fosse stato pubblicato in tempo, avrebbe probabilmente influenzato l’esito delle elezioni, data la sua critica alla preoccupante situazione creata dalle istituzioni europee. È infatti molto probabile che il rapporto venga sfruttato da Ursula von der Leyen per ampliare la portata del Green Deal".

Su questa faccenda della dubbia trasparenza democratica delle elezioni europee - e soprattutto dei dubbi esiti democratici di quelle medesime elezioni, che ieri, con la pubblicazione dell'elenco dei nuovi commissarti europei, hanno visto premiati gli sconfitti - ci dovremo tornare sopra. Ma proseguiamo con qualche altro significativo passaggio di Furfari (che dovete assolutamente leggere integralmente sul sito web della RE):

"Il rapporto sottolinea correttamente che “le imprese dell’UE devono ancora far fronte a prezzi dell’elettricità da due a tre volte superiori a quelli degli Stati Uniti e a prezzi del gas naturale da quattro a cinque volte superiori”. Tuttavia, invece di trarre le dovute conclusioni dalle carenze della politica energetica europea, rimane fermo nella sua ricerca di una transizione verde forzata... In questo modo, il rapporto non tiene conto dei principi fondamentali della fisica e dell’economia dei sistemi energetici. Eolico e solare sono fonti energetiche intrinsecamente intermittenti e variabili – due termini vistosamente assenti dal rapporto – che gonfiano significativamente il costo dell’elettricità a causa della necessità di far funzionare il sistema elettrico in modo non ottimale."

Proseguiamo la rassegna stampa con Sergio Giraldo, che nell'articolo pubblicato il 10 settembre da La Verità "Ecco come l'asse Italia-Germania può cambiare il futuro dell'auto", dedicato al possibile bando del bando (un bando al quadrato) dei motori termici, chiosava ironicamente a proposito del piano di Draghi: "Un altro piano, in effetti mancava". Scriveva Giraldo:

"Le difficoltà tedesche sono sia di consenso politico alla transizione, man mano che questa appare nella sua natura creatrice di disuguaglianze e di costi pesanti, sia industriali. La difficoltà della transizione verso l'auto elettrica è stata abbondantemente sottovalutata da tutti gli attori".

Quanto meno... E non solo la transizione verso l'auto elettrica: anche quella verso la società multietnica e multiculturale (e chi più ne ha più ne metta) non ha scherzato in fatto di sottovalutazione delle difficoltà...

Poi Paolo Annoni, nell'articolo su Il Sussidiario del 10 settembre "Rapporto Draghi/ L'insostenibile sogno green a spese dell'Italia":

"Vista da fuori l’unica cosa certa di questa ricetta sono i costi. Non solo. Sappiamo che né gli Stati Uniti, né la Cina, né le medie potenze hanno intenzione di intraprendere lo stesso percorso green dell’Europa...  Trasformare completamente un sistema energetico, che è la base del sistema industriale, comporta costi colossali per le reti, richiede nuove miniere, metalli, nuove catene di fornitura. Investimenti e debito sostengono l’economia, ma poi presentano il conto. L’abbiamo imparato negli ultimi due anni con una fase inflattiva che non si vedeva da 40 anni e con i bilanci pubblici sotto pressione... l’Unione deve concepirsi “povera”, oggi invece annuncia al mondo di essere in crisi, ma di volersi permettere lussi che molti altri non si vogliono permettere... Il sogno europeo, un piano di investimento triplo rispetto al piano Marshall, sarà, in ultima analisi, garantito dai risparmi degli europei, chiamati, volenti o nolenti, a garantire il piano della Commissione."

Infine Mauro Bottarelli (e non solo su Draghi: si legga anche della truffa delle pensioni integrative, della crisi incombente delle banche europee per i crediti immobiliari e dello "sprofondo dell'ultimo dato di produzione industriale" in Germania, da noi segnalato nell'ultima edicola RRC) nell'articolo La bolla del mattone che preoccupa l’Europa:

"Non a caso, chi è tornato fuori di colpo dopo mesi di esilio silente e dorato in quel di Città della Pieve? Mario Draghi con la sua agenda di riforme per salvare l’Europa dall’estinzione economica, nulla più che un colossale indebitamento comune che farà la gioia di Alternative fur Deutschland in vista del voto in Brandeburgo del 22 settembre".

A proposito: indovinate chi è in testa nei sondaggi in Brandeburgo per il voto di domenica.

 

Alberto Cuppini

 

 

 

"Non pochi commentatori stabiliscono una relazione fra il successo delle destre estreme e la protesta contro il green deal".

 

Il titolo sarebbe stato eccessivo anche per un post RRC. Ma evidentemente non lo è per il Foglio, che giovedì ha pubblicato l'articolo di Chicco Testa "Balle verdi".

Leggetevelo tutto dal sito web di Assoambiente, di cui lo stesso Testa è presidente.

Qui qualcuno si è messo in testa (da quello che scriveva e dai toni ogni volta più esasperati contro le "balle" della "transizione inclusiva" si capiva che ci stava già pensando ancor prima dei risultati delle elezioni nei Land della Germania Orientale) di (ri) entrare in politica per fare la Sahra Wagenknecht italiana.

Un paio di correzioni all'articolo di Testa:

1) "Non pochi commentatori stabiliscono una relazione fra il successo delle destre estreme e la protesta contro il green deal" è falso. C'è un "non" di troppo. La realtà è invece questa: "Pochi commentatori (molto pochi e nessuno nei giornaloni) stabiliscono una relazione fra il successo delle destre estreme e la protesta contro il green deal". Anche se tale relazione è perfettamente vera. Ed evidente a tutti i tedeschi. Le cose stanno precipitando nel Paese che per primo ha scelto l'Energiewende (Danke Angelona...), poi diventata modello di tutt'Europa. Sulla prima pagina del Sole 24 Ore di ieri leggevamo il titolo dedicato all'indice IFO (che misura la fiducia delle imprese tedesche): "Per la Germania avanza lo spettro della stagnazione" (ma il titolo accanto, riguardante il mercato italiano, "Auto, commesse interne a picco. Nei primi sei mesi produzione -20%", lascia presagire che lo spettro della stagnazione non si fermerà in Germania). Oggi stesso, invece, dalla Germania sono arrivati i dati reali, che rendono superflui i sondaggi sulla fiducia: "produzione industriale tedesca crollata a luglio del 2,4% su base mensile e del 5,3% su base annua". Meno 2,4% in un solo mese! Un bell'inizio di terzo trimestre, non c'è che dire, dopo che la diminuzione di appena lo 0,1% del PIL tedesco nel secondo trimestre aveva riportato in alto nei sondaggi elettorali AfD. Se continua questa diminuzione mensile per tre anni (o poco più), la Germania diventerà il Paese silvo-pastorale a cui voleva ridurla Stalin nel 1945.

2) "Si resta stupiti di come la sinistra italiana non veda questi numeri, soprattutto quelli del nostro paese, e continui a navigare nell'empireo di una transizione che rappresenta solo un collante ideologico senza piedi ben piantati per terra. E piuttosto incurante degli interessi di quelli che dovrebbero essere i suoi elettori. Che infatti votano altri." Io non so (anche se lo immagino) che cosa intenda Testa con quel condizionale ("quelli che dovrebbero essere i suoi elettori"). So però che ciò che conta per il PD sono quelli che sono (non "dovrebbero essere") attualmente i suoi elettori. Ovvero, in larghissima parte, i vecchi elettori del PCI superstiti e ampi strati della pubblica amministrazione (certamente tutte le insegnanti della scuola pubblica, che ormai sono tutte donne). Poi, in numeri inferiori, tutte le élite (in Italia da molti decenni cooptate per appartenenza politica oltre che per legami famigliari), i professionisti della bontà e i furbacchioni delle varie minoranze, che, con il sistema delle quote e altri privilegi reclamati spudoratamente, vogliono superare a destra (nel senso del codice della strada) i capaci e meritevoli. Infine le ragazzine che ancora vanno a scuola o all'università (i ragazzini no: quelli non votano e aspettano che compaia sulla scena politica qualcuno che abbai più forte degli altri e che li porti in piazza a menar le mani, nella speranza di arrivare subito in alto senza fatica, come accaduto almeno tre volte il secolo scorso). Insomma: tutta gente a cui se l'economia italiana, col costo dell'energia alle stelle, e l'industria in particolare vanno a rotoli non gliene può fregare di meno. Tanto (credono loro) il 27 del mese Pantalone (o qualcun altro) pagherà sempre e comunque.

Uno che - apparentemente - non ha ben chiaro chi siano gli attuali elettori del Partitone è Francesco Giavazzi, che sempre giovedì scorso, e proprio sull'organo di stampa de facto del PD, ha scritto l'articolo "Una scelta necessaria: investire", dove nel sottotitolo si leggeva (dopo appena sessant'anni dai fatti...): "Anzichè investire per la protezione del territorio e le scuole, abbiamo finanziato le pensioni di anzianità".

Cosa gravissima ma perfettamente vera, ma che non so se farà bene alle vendite del Corriere della Sera. Se in Italia qualcuno parla di pensioni col sacrosanto intento di ridurne (giustamente) l'insostenibile spesa complessiva, commette un suicidio politico. Se il PD proponesse di finanziare gli investimenti pubblici (a cominciare da quelli, fin qui negletti, per la protezione del territorio) tagliando le pensioni di anzianità perderebbe istantaneamente il 100% dei propri attuali consensi. Idem se, parlando di "transizione green", un bel giorno la definisse (altrettanto giustamente) "Balle verdi".

O forse Giavazzi e il Corriere della Sera, di fronte ad una ormai innegabile perturbazione ciclonica in arrivo da Nord, hanno improvvisamente deciso di abbandonare la nave, ormai condannata, con le scialuppe di salvataggio, in attesa di essere raccolti da una nuova nave, magari battente bandiera rosso-bruna?

 

Alberto Cuppini

 

 

 

Massimo Ammaniti, celebre psicoanalista e medico neuropsichiatra, contro i numerosi progetti di impianti eolici nella Maremma meridionale della Toscana: "Le pale eoliche di nuova generazione, che raggiungono circa i 200 metri d'altezza, una volta installate, saranno visibili da ogni zona alterando la vita di abitanti e turisti. Il rumore delle turbine è disturbante, soprattutto per gli ultrasuoni che si irradiano a distanza rischiando di alterare i ritmi psico-biologici degli abitanti della zona".

 

Un'altra prova che per l'eolico in Italia siamo al De profundis. Un altro articolo de La Repubblica che mette in dubbio il dogma dell'immacolata purezza degli aerogeneratori. Ma se da Maurizio Ricci un articolo sul cambiamento del clima (psicologico) verso le rinnovabili salvifiche ce lo saremmo potuti aspettare, leggere oggi, nella rubrica "Commenti" del quotidiano evangelico dei "progressisti" italiani, un articolo dal titolo "Rinnovabili. Il paesaggio da proteggere", scritto da Massimo Ammaniti, psicoanalista e medico neuropsichiatra, che già in precedenza si era impegnato, assieme a Vittorio Sgarbi, contro le mega torri eoliche a Pitigliano, è stata una piacevole sorpresa.

La piacevolezza è aumentata quando abbiamo letto questo passaggio dell'articolo contro i numerosi progetti di impianti eolici nella Maremma meridionale della Toscana (che deturperanno il paesaggio di Pitigliano, Sorano, Magliano, Manciano, Vulci, la riserva naturale di Montauto eccetera):

 

"... le pale eoliche di nuova generazione che raggiungono circa i 200 metri d'altezza... una volta installate, saranno visibili da ogni zona alterando la vita di abitanti e turisti. Il rumore delle turbine è disturbante, soprattutto per gli ultrasuoni che si irradiano a distanza rischiando di alterare i ritmi psico-biologici degli abitanti della zona. Sono domande che si pongono i cittadini di queste zone a cui i progetti delle aziende che vorrebbero impiantare le pale eoliche non hanno mai risposto. E' inevitabile chiedersi che esperienza e idoneità progettuale abbiano queste aziende."

 

Ricompare dunque l'argomento della salute umana messa in pericolo dai colossali impianti eolici, argomento che (lo sappiamo per esperienza) è quello che più preoccupa gli aderenti ai comitati anti-eolici, ma che viene sistematicamente negato dai progettisti e dai loro reggicoda dell'ambientalismo mainstream e della politica globalista, sempre pronti a farsi beffe  delle legittime e ben documentate preoccupazioni degli abitanti per la propria salute.

Ora il concreto rischio di alterazione dei "ritmi psico-biologici" degli abitanti della zona prossima agli ecomostri eolici viene riconosciuto anche da uno dei più celebri neuropsichiatri italiani, totem indiscusso delle nostre élite radical chic.

Peccato però che Ammaniti padre, al di fuori della sua specializzazione, appaia ingenuo in modo disperante. O forse ritiene (come tutte le nostre élite a cui appartiene a pieno titolo, al pari delle sue progenie) che dichiararsi "di Sinistra" sia, di perciò stesso, una garanzia di moralità politica e di onestà intellettuale. Gli amici dei comitati dell'Alta Valtiberina, quelli dell'Alta Val Marecchia e soprattutto quelli del Mugello e di Vicchio-Villore in particolare troveranno amaramente umoristica l'affermazione conclusiva del suo articolo:

"Per fortuna la Regione Toscana, nelle parole del suo presidente Giani, ha rassicurato i sindaci dei paesi maremmani riconoscendo che la Maremma ha una sua forte fisionomia turistica, naturale, culturale e archeologica oltreché economica che va salvaguardata."

 

Che fortuna! Come Pinocchio col Gatto e la Volpe. Ammaniti padre chieda, a proposito della sua fiducia negli attuali vertici della Regione Toscana, referenze per il presidente Giani e soprattutto per il suo assessore all'Ambiente Monia Monni allo stesso Vittorio Sgarbi, con cui Ammaniti condivide la battaglia contro l'eolico a Pitigliano.

Evidentemente il Mugello, in questo momento devastato dai lavori dell'AGSM Verona al Giogo di Villore, non ha "una sua forte fisionomia turistica, naturale, culturale e archeologica oltreché economica che va salvaguardata".

Vabbè, nessuno è perfetto... Intanto portiamoci a casa anche questo risultato, che servirà a seminare dubbi nella politica e tra i fedeli dell'eolico, a dare nuovi argomenti ai resistenti sui crinali ed a ritardare qualche impresentabile progetto, nell'attesa della prossima crisi dei prezzi dell'energia che farà accantonare definitivamente tutte le corbellerie dell'Europen Green Deal, basato in gran parte proprio sulla fede mistica nelle "rinnovabili" non programmabili (eolico e fotovoltaico).

 

 

Alberto Cuppini

In Sardegna il coinvolgimento dell'opinione pubblica contro l'eolico ha superato il punto di non ritorno. Per la prima volta una star internazionale del cinema, Caterina Murino, la Bond girl di Casino Royale, ha avuto il coraggio di assumere una posizione politicamente scorretta contro il Pensiero Unico Globalista, in difesa della propria terra e della propria gente. La prova provata della rivolta sarda contro le soperchierie dell'eolico è arrivata con il clamoroso successo della raccolta firme organizzata da tutte le amministrazioni locali per sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare denominata "Pratobello '24".

 

 

La rivolta dei territori. Non può evitare di chiamarla così nemmeno la Staffetta Quotidiana, nell'editoriale del 2 agosto, nonostante nella sua home page sia ricomparso da qualche mese l'inquietante logo di sponsorizzazione dell'Anev:

 

"C'è un fremito in queste settimane nel mondo delle rinnovabili: è partito il conto alla rovescia dei 180 giorni entro i quali le Regioni dovranno legiferare sulle aree idonee. La rivolta dei territori, se così vogliamo chiamarla, nasce da una carenza di politica e di programmazione. Più che guardare a improbabili modelli, restiamo sul pezzo. La soluzione per uscire dall'ingorgo, come ai tempi dei tumulti per il pane, è una: adelante, Pedro, con juicio, si puedes."

 

Esempio preclaro di "rivolta dei territori" contro le prevaricazioni delle "rinnovabili" e dell'eolico in particolare è la Sardegna. Con una rapida ricerca su Google si possono trovare, sebbene fino a poco tempo fa solo sulla stampa sarda, infiniti casi di sollevazioni popolari contro le soperchierie degli speculatori dell'energia "pulita", che ritengono di essere i Salvatori del Pianeta e, come tali, onnipotenti.

In particolare si è distinto, in questa rivolta sarda di cittadini e pubblici amministratori locali uniti contro simili prepotenze baronali, il paese di Orgosolo. La partecipazione popolare è stata tale e tanta da non poter essere ignorata neppure dai "giornaloni" del continente. Leggiamo dall'articolo di Gianfranco Locci sulla Stampa del 3 agosto "Sardegna contro l'eolico" lo spontaneo ma efficacissimo sfogo di un pastore del luogo:

 

"Orgosolo è come se fosse un grande albergo. Accogliamo i turisti, sveliamo il nostro magnifico paesaggio. Ebbene, non credo proprio che possa sorgere una "porcilaia" accanto a un grande albergo. Questo è il paragone che viene da fare. Gli impianti eolici avrebbero lo stesso impatto di una porcilaia a ridosso di una bella struttura ricettiva."

 

"Una porcilaia"... Difficile dargli torto. Altrove (anche in Emilia-Romagna, dove solo adesso qualche politico di spicco comincia a rendersi conto della sottovalutazione del problema eolico) gli italiani fin dall'inizio sono stati troppo carini con l'invasione eolica. Adesso pagano le conseguenze di questa loro condiscendenza. I sardi, invece, non ci vogliono stare.

Il 7 agosto scorso il governo italiano ha impugnato la moratoria recentemente proclamata dalla Regione Sardegna, guidata dalla neo presidente Todde, sulle rinnovabili.

Così facendo, in Sardegna - per la prima volta in Italia - il coinvolgimento dell'opinione pubblica contro l'eolico ha superato il punto di non ritorno. Gli altri italiani se ne sono resi conto leggendo l'articolo di Alberto Pinna sul Corriere della Sera del 9 agosto "Eolico in Sardegna, si accende lo scontro. Confindustria col governo: «Avanti»".

Per la prima volta una star internazionale del cinema, Caterina Murino, la Bond girl di Casino Royale, ha avuto il coraggio di assumere una posizione politicamente scorretta contro il Pensiero Unico Globalista, in difesa della propria terra e della propria gente. Leggiamo dal Corriere:

 

«Ha ragione Todde. Non ci opponiamo all’energia pulita, ma è pazzesco che si violenti e si distrugga la natura che noi sardi siamo riusciti a salvaguardare per secoli». Caterina Murino... parla da pasionaria: «Nessuno ha il diritto di rovinare il nostro mare, i nuraghi, le domus de janas, di distruggere le terre dei pastori. Non diciamo no alle pale eoliche, ma vogliamo che le mettano dove non fanno danni: che cosa perderebbero? Niente, in Sardegna c’è vento quasi dappertutto». L’attrice si è schierata in prima linea, era a Oristano fra i dimostranti che cercavano di impedire il trasferimento dal porto di uno stock di pale eoliche arrivate dalla Cina. «Siamo un movimento pacifico, gli agenti ci hanno detto: ”Avete ragione”. Ma non siamo disposti a subire questa follia. A me si spezza il cuore quando so che a una decina di chilometri da Carloforte e Calasetta, il mare del Sulcis, dove ho trascorso l’infanzia, potrebbe essere invaso da un campo di altissimi aeromotori».

 

Tutte argomentazioni da Rete della Resistenza sui Crinali. Continuare con il muro di gomma fin qui alzato da governi romani, televisioni nazionali e giornaloni non sarà più possibile.

La prova provata è arrivata con il clamoroso successo della raccolta firme per sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare denominata "Pratobello '24": "Proposta di legge urbanistica della Regione Autonoma della Sardegna – Norme urbanistiche in applicazione dell’articolo 3, lettera f, dello Statuto Autonomo della Sardegna (Legge Costituzionale 3 del 26 febbraio del 1948) – disposizioni normative urbanistiche relative all’insediamento di impianti fotovoltaici industriali a terra e eolici terrestri con recepimento di principi e obblighi di tutela e valorizzazione contenuti in programmi sovranazionali, nazionali e regionali”.

Leggiamo la notizia (ignorata da tutta la stampa nazionale) dall'articolo di Lorenzo Piras sull'Unione Sarda del 10 agosto "Contro l’assalto eolico: raggiunte a tempo di record le 10mila firme per la legge “Pratobello 24:

 

"I comitati contro l’eolico confermano che le diecimila firme necessarie per portare la legge di Pratobello all’attenzione e poi, eventualmente, all’approvazione, del Consiglio regionale, sono state raccolte a tempo di record. Ma la tensione non si abbassa: il traguardo da centrare il 16 settembre è ora quello delle cinquantamila firme."

 

E' stata una vittoria popolare ottenuta grazie all'impegno organizzativo che ha coinvolto tutte le amministrazioni locali della Sardegna, da Cagliari fino ai più piccoli Comuni dell'isola.

Vedremo gli sviluppi dello scontro.

Intanto, nel nostro piccolo, noi resistenti sui crinali dell'Alto Appennino possiamo firmare su Change.org la petizione on-line "Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica!" promossa dal Gruppo di intervento giuridico (GrIG).

Infine una divertente (o spudorata?) curiosità dell'ultimo minuto. Ricordate che cosa scrivevo in conclusione del mio ultimo post sul sito web della RRC sull'outing contro l'eolico in Romagna di Angelo Bonelli?

 

"Adesso arrivano le parole di condanna pure di Angelo Bonelli. Insomma: pochissimi sono rimasti a difendere l'eolico senza se e senza ma, come quei giapponesi restati per decenni a difendere gli isolotti nel Pacifico dopo la fine della guerra. Oltre ai nostri amici dell'Anev, resistono i soliti tre immarcescibili moschettieri dell'eolico bello e salvifico (in ubiqua rappresentanza della Trimurti ambientalista Legambiente, WWF e Greenpeace, ormai da molti anni sembiante di un'unica teofania eolica). Che ne pensano di cotanta pervicacia nell'impalare l'Italia i soci e gli attivisti di quelle altrimenti benemerite associazioni?"

 

Benissimo. A conferma della nostra tesi - ed a proposito di Adelante Pedro... sin juicio - oggi leggiamo sull'inserto Venerdì de La Repubblica (imperituro "media partner" italiano dell'eolico taumaturgico), nell'articolo di Roberto Giovannini "Che aria tira in Sardegna", le parole (talmente improvvide da sembrare uno scherzo) pronunciate proprio della moschettiera della suddetta Trimurti ambientalista:

 

"... secondo Maria Grazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia, dietro (all'assalto eolico alla Sardegna. NdR) c'è altro. "In Sardegna di rinnovabili in realtà ce ne sono pochissime", spiega numeri alla mano: "Tra il 2012 e il 2022 sono stati realizzati effettivamente solo 100 MW di eolico. In tutta la regione ci sono solo 500 MW di Fer. "L'assalto eolico" non esiste: è un allarme creato a tavolino per nascondere il vero assalto contro le rinnovabili e difendere gli interessi economici delle industrie inquinanti, carbone e gas."

 

Adiosu, WWF, a si biri cun saludi.

 

Alberto Cuppini

Maurizio Ricci su Affari & Finanza: "Il Grande Balzo all'Indietro, nella battaglia sul clima, si respira nei palazzi dei governi e nelle aule dei Parlamenti, ma si consuma nelle stanze dei consigli di amministrazione, dove le scadenze ultimative per il contenimento delle emissioni al 2025 o al 2030 vengono quietamente spostate al 2035, al 2040 o, semplicemente, accantonate."

 

"La lunga serie di industriali, politici, banchieri pronti, in questi anni, ad annunciare, con rullo di tamburi, la volontà di lanciare il cuore oltre l’ostacolo nella battaglia per il clima, ha sempre avuto un retrogusto un po’ stucchevole, come le parate di lustrini. Ai buoni sentimenti, quando sono così onnipresenti, è difficile credere e il puzzo di retorica fine a se stessa si sente da lontano. Ma, quando la retorica scompare, il segnale è bruttissimo: se l'immaginario e la coscienza collettiva non sentono più il bisogno di pagare, anche solo per pubblicità, omaggio ad un obiettivo comune, vuol dire che il vento è girato e navigare contro vento, per chi alla battaglia per il clima continua a credere, sarà doppiamente difficile. Le prove del vento contrario sono nella cronaca di tutti i giorni... gilet gialli... prezzo del diesel... trattori in marcia su Bruxelles... rivolta delle caldaie in Germania (le pompe di calore rese obbligatorie, i cui costi esorbitanti, nel silenzio omertoso dei media italiani, all'inizio di quest'anno avevano portato Alternative für Deutschland al 24% nei sondaggi elettorali. NdR), sono la conferma di una politica ambientale che, inevitabilmente, comincia a incidere sulla realtà. Ma il risultato è stato un mutamento di clima psicologico che sta consentendo a industriali e banchieri di archiviare o dilazionare, senza troppo chiasso e anche senza polemiche, gli stessi obiettivi che fino a ieri, sembravano irrinunciabili."

E' una citazione di un post della Rete della Resistenza sui Crinali? No. E' un articolo di Maurizio Ricci de La Repubblica, annunciato sulla prima pagina di Affari & Finanza di questa settimana: "Dai palazzi dei governi ai cda: il grande balzo all’indietro nella battaglia sul clima".

Ricci, per La Repubblica targata Agnelli, è una specie di Grillo Parlante (e con articoli come questo rischia di fare la stessa fine). Già ci eravamo occupati di lui nella prima parte del nostro "Diario dei trenta giorni che sconvolsero l'Europa in una rassegna stampa" del 25 ottobre 2021 (a testimonianza che la crisi del prezzo dell'energia ha provocato l'aggressione all'Ucraina, nel febbraio 2022, e non viceversa, come i giornali e le TV adesso ci vorrebbero far credere) dal titolo "Altro che bla bla bla. Il treno dell'European Green Deal è partito!", per il suo articolo rivelatore del 20 settembre 2021 intitolato "Per il green deal è già l'ora della resa dei conti", che vi invitiamo a rileggere con la massima attenzione. Dopo quell'articolo, forse non a caso, Maurizio Ricci, per quasi tre anni, non si è più occupato della questione su La Repubblica.

Ma leggiamo che cosa ha scritto stavolta il Grillo Parlante Ricci:

"Il Grande Balzo all'Indietro, nella battaglia sul clima, si respira nei palazzi dei governi e nelle aule dei Parlamenti, ma si consuma nelle stanze dei consigli di amministrazione, dove le scadenze ultimative per il contenimento delle emissioni al 2025 o al 2030 vengono quietamente spostate al 2035, al 2040 o, semplicemente, accantonate. Sono i grandi nomi che dettano la linea.... La ritirata è generalizzata e lo provano, anzitutto, i tentativi di dare fiato e sostanza all'economia verde, fornendo gli strumenti finanziari, che si stanno sgonfiando, uno dopo l'altro... L'ambiente non è più un must, a cui sacrificare altre esigenze e opportunità."

Niente di nuovo, per noi. Ma questa volta a scriverlo è, per l'appunto, La Repubblica. Non che La Repubblica (un tempo il giornale più venduto d'Italia ma che ormai, non a caso, in edicola vende meno di 70 mila copie al giorno) sia l'Ipse dixit. Tutt'altro. Ma La Repubblica, in questi anni, è stato il giornale più ortodosso nella correttezza politica green e il principale media sponsor (adesso pare che si debba dire così) dell'eolico salvifico e immacolato. Ciò nonostante, la realtà sta travolgendo i sogni perfino dei rinnovabilisti più accaniti. I loro castelli di carta stanno crollando e neppure La Repubblica può fare finta di niente.

Ma più che "una politica ambientale che, inevitabilmente, comincia a incidere sulla realtà", come scrive Ricci, è piuttosto la realtà delle costosissime e inaffidabili fonti di energia green non continue e non modulabili che comincia a incidere, inevitabilmente, sulla politica ambientale.

L'ultimo giapponese rimasto a difendere l'isolotto della politica fondata sulle rinnovabili non programmabili è la Von der Leyen.

Avvisate anche lei che il vento è cambiato, vi scongiuro, prima che a riportarla sulla Terra ci pensino la deindustrializzazione esplosiva dell'Europa ed i risultati di AfD (in attesa di qualcosa di peggio) alle elezioni federali del prossimo anno in Germania.

 

Alberto Cuppini

Il governo tedesco, con la rivoluzione del sostegno pubblico alle fonti rinnovabili, riconosce implicitamente i disastri commessi puntando tutto sul 100% rinnovabile a qualsiasi costo. Conclude Sergio Giraldo sulla Verità: "Dunque, uscita dal carbone posticipata, nuovi impianti a gas, centrali a idrogeno sì ma meno del previsto (e più tardi), meno incentivi alle rinnovabili. Dopo i disastri degli anni passati sul gas, ora le retromarce del governo tedesco sulla questione energetica cominciano a essere davvero tante". Un'ennesima prova della cattiva politica UE per il contenimento delle emissioni clima-alteranti globali e della narrazione volutamente distorta della "transizione energetica" europea.

 

A proposito di clima impazzito... Venerdì scorso è caduto un fulmine a ciel sereno su chi in Italia non legge la stampa tedesca. Da un articolo di Sergio Giraldo su La Verità del 12 luglio, dal titolo "La Germania deve fare economia: tagli agli incentivi per le rinnovabili":

 

"La Germania ci ripensa e modifica il sistema di incentivi green. Il governo tedesco la scorsa settimana ha annunciato un cambiamento radicale nell’incentivazione delle fonti rinnovabili. Dopo decenni di Energiewende, che in Germania garantisce ai produttori di energia eolica e fotovoltaica un prezzo elevato per 20 anni per l’elettricità immessa nella rete, il governo di Olaf Scholz si prepara a una rivoluzione. Il sostegno all’espansione delle fonti rinnovabili «deve essere trasformato in sussidi per i costi di investimento», afferma il governo, «per consentire ai segnali di prezzo di avere un effetto privo di distorsioni». Si tratta di un cambiamento enorme, perché prende atto della effettiva distorsione provocata sul mercato da tariffe incentivate di ritiro dell’energia che prescindono dall’andamento del mercato stesso".

 

Il seguito di questo articolo della Verità andrebbe meglio apprezzato previa lettura dell'articolo di Giovanni Brussato "Nel mix energetico del futuro l'eolico sarà inutile", pubblicato sull'ultimo numero de L'Astrolabio, sulla costruzione (alla fine risultata inevitabile come da noi previsto da anni) di nuove centrali elettriche a gas in funzione di backup alle rinnovabili anche in Germania.

Ciò premesso, ora possiamo riprendere qualche altro passaggio dell'articolo di Giraldo:

"Per i detrattori, la mossa del governo avrà l’effetto di scoraggiare gli investimenti in eolico e solare, mettendo a rischio il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione."

 

In realtà, la maggiore rivoluzione consiste proprio nel riconoscimento, finalmente anche da parte del governo tedesco, che "gli obiettivi di decarbonizzazione" fissati dai burocrati europei non sono un Assoluto a cui tutto sacrificare, a prescindere dalla loro (finora inutile) efficacia.

Continua Giraldo:

 

"Il progetto del governo tedesco arriva dopo che in Germania si sono manifestate due esigenze imprescindibili. La prima è il vincolo del bilancio pubblico, su cui gli incentivi alle rinnovabili pesano per 17 miliardi all’anno. L’altro è la necessità di stabilizzare la rete. Infatti, il piano prevede anche un altro punto importante: la costruzione di nuove centrali elettriche a gas. La tanto propagandata corsa al 100% rinnovabile, infatti, non può fare a meno di potenza elettrica che abbia due caratteristiche. Una è quella di sostituire il pessimo carbone, senza il quale il sistema elettrico tedesco non sta in piedi e che è ancora usatissimo in Germania. L’altra è quella di dare stabilità alla rete elettrica, nel senso di dotarla di potenza elettrica che possa entrare in funzione rapidamente per integrare gli sbalzi provocati dai profili di produzione rinnovabile. Solo gli impianti a gas, oggi, dispongono di queste caratteristiche... Contrariamente ai piani, però, tali impianti non dovranno per forza essere pronti per funzionare a idrogeno."

 

Questa notizia bomba della retromarcia del governo tedesco, da cui si possono intuire conseguenze esiziali per l'eolico (come i "detrattori" - chiamati così nell'articolo - hanno fatto rilevare), in Italia per il momento è stata diffusa solo dalla Verità. Credo di avere già scritto due o tre (mila) volte  sul sito web della Rete della Resistenza sui Crinali che questo silenzio omertoso della stampa e delle televisioni sui limiti delle rinnovabili (e non solo. Anche su molte altre incongruenze dell'ideologia globalista), oltre ad essere un pericolo per la democrazia, è quanto meno imbarazzante per i giornalisti se non addirittura per l'onestà intellettuale di un'intera categoria professionale italiana. Ora, noi non siamo complottisti, ma lo spettro di un Deep State che governerebbe i governanti manovrando l’economia e la comunicazione appare sempre più incombente.

Alle nostre stesse conclusioni (sia sulla cattiva politica UE per il contenimento delle emissioni clima-alteranti globali che sulla narrazione volutamente distorta della "transizione energetica" europea) è pervenuto il professor Alberto Clò, già ministro dell'Industria, nel suo ultimo post, pubblicato anch'esso venerdì scorso, sul sito web della Rivista Energia, dal titolo "Realtà e illusioni della transizione energetica: i numeri del Statistical Review 2024", che sottotitola "Più delle narrazioni e degli scenari, come sta andando la transizione energetica ce lo dicono i numeri a consuntivo, come quelli pubblicati dal Statistical Review of World Energy. E i numeri ci dicono che la transizione energetica non sta andando come narrato e auspicato".

Leggiamo il passaggio conclusivo dell'articolo di Clò:

 

"Per correggere una traiettoria fuori controllo bisognerebbe, primo, prendere atto degli errori che si stanno compiendo, ad iniziare dalla distribuzione geografica degli investimenti, che si dovrebbero realizzare soprattutto nei paesi non avanzati che sono interamente responsabili dell’aumento delle emissioni globali. Continuare ad investire là dove le emissioni sono massimamente calate – nei paesi avanzati – è poco efficiente e molto costoso per le economie. Secondo, avere consapevolezza che non è alzando l’asticella degli obiettivi ed allungandone l’orizzonte temporale che se ne facilita il raggiungimento. I tempi della decarbonizzazione sono altri da quelli sinora auspicati e ritenuti fattibili. Meglio prenderne realisticamente atto e intervenire con azioni che siano più razionali, efficaci, pragmatiche. Insistere a narrare le cose come si vorrebbe andassero e non come effettivamente vanno è inutilmente consolatorio."

 

Ma torniamo all'articolo di Giraldo. Questa la sua conclusione:

 

"Dunque, uscita dal carbone posticipata, nuovi impianti a gas, centrali a idrogeno sì ma meno del previsto (e più tardi), meno incentivi alle rinnovabili. Dopo i disastri degli anni passati sul gas, ora le retromarce del governo tedesco sulla questione energetica cominciano a essere davvero tante".

 

Naturalmente, per la sopravvivenza dell'eolico in Germania dopo la modifica del sistema incentivante, molto dipenderà dall'entità dei "sussidi per i costi di investimento". Ma è evidente che, per i rinnovabilisti tedeschi, le Karamellen sono finite.

 

Alberto Cuppini

 

 

Chicco Testa: "Più che contestare cifre chiaramente fuori da ragionevoli prospettive vale la pena di cercare di capire come sia possibile che persone del tutto ragionevoli ed esperte che siedono nei ministeri e nei centri di ricerca pubblici possano produrre cifre tanto lunari. Purtroppo la spiegazione è molto semplice: ce lo chiede l'Europa."

 

Scegliendo fior da fiore, segnaliamo qualche articolo fuori dal coro tra le decine di inutili (e ipocriti) commenti che oggi sono stati pubblicati sul nuovo piano energetico (PNIEC) appena inviato a Bruxelles.

Cominciamo dal migliore, quello di Chicco Testa su Il Foglio, che dovrete correre ad acquistare in edicola. Oppure, se non fate in tempo, lo potrete leggere on-line in abbonamento sul sito web del Foglio. Si tratta di "Così il Green deal condanna l'Italia a perseguire obiettivi irraggiungibili", che esordisce in modo eloquente:

"Gli obbiettivi del precedente piano non sono stati realizzati perché chiaramente irrealistici... i nuovi obbiettivi stabiliti per il 2030 sono altrettanto e forse ancor più chiaramente irrealizzabili. Non alcuni, ma tutti".

Non si tratta di una grande novità. Dell'irrealtà del precedente PNIEC avevamo già parlato noi stessi durante l'audizione alla Camera nel 2019:

"Tutti i numeri del PNIEC afferenti ai costi vengono dati a braccio e con la massima superficialità."

Nella nostra analisi di cinque anni fa (qui il documento integrale allora consegnato alla Commissione Attività produttive) eravamo stati facili profeti.

Prosegue Testa nel suo articolo di oggi (il grassetto è nostro):

"I consumi di energia primaria dovrebbero scendere del 30% in 6 anni. Ipotesi possibile solo se si manifestasse una crisi tipo '29 accompagnata da una pandemia di alcuni anni. Quindi più che contestare cifre chiaramente fuori da ragionevoli prospettive vale la pena di cercare di capire come sia possibile che persone del tutto ragionevoli ed esperte che siedono nei ministeri e nei centri di ricerca pubblici possano produrre cifre tanto lunari. Purtroppo la spiegazione è molto semplice: ce lo chiede l'Europa... Quindi la domanda diventa: "E' possibile che a Bruxelles nessuno si sia reso conto che gli obbiettivi decisi in quella sede non fossero tecnicamente realizzabili?... Ma questa è la storia di come è stato costruito il Green deal nella scorsa legislatura europea, con il risultato, fra l'altro, di avere ringalluzzito tutte le destre sovraniste."

Una parziale risposta a questa domanda sulla sciatteria degli uffici di Bruxelles si può trovare nella conclusione dell'articolo di Sergio Giraldo "L'Occidente si svena per il green. Gli altri continuano a inquinare" su La Verità del 27 giugno:

"... un "investimento" senza alcun senso, se l'obiettivo è la decarbonizzazione... Se invece l'obiettivo di tutto questo è il trasferimento di ricchezza verso il portafoglio di qualcuno, ha perfettamente senso."

Vorremmo che fosse (solo) questo. Paolo Annoni scende più a fondo nell'articolo su Il Sussidiario di oggi dal titolo "Dall’euro al green, le scelte che aumentano la crisi dell’Ue":

"Chi paga per il rilancio europeo dentro i binari strettissimi di una transizione green che nessun altro vuole pagare, in uno scenario di lungo periodo inflattivo ed evitando, tra l’altro, tagli al welfare potenzialmente destabilizzanti?... Ci sono tutti gli elementi per dipingere una storia di crisi interna europea... Mentre montano i problemi l’Europa non sembra rendersi conto, fino in fondo, di quello che accade. Unica tra i Paesi industrializzati rimane impegnata in una costosa transizione green che gli altri hanno deciso di non potersi permettere sia perché si stanno ristrutturando i commerci e le catene di fornitura, sia perché bisogna preservare ogni goccia di spazio fiscale per il welfare e i redditi delle famiglie. L’Italia ha inviato all’Unione europea il suo piano energetico con tassi di sviluppo delle rinnovabili mai visti, a forza di lauti incentivi, che nei prossimi anni non risolveranno il problema del prezzo dell’elettricità come dimostra il caso tedesco. Il 20% del prezzo dell’elettricità che pagano le famiglie italiane deriva dalla tassa sulla CO2 europea; le famiglie italiane se la possono ancora permettere? Per quanto?"

Nel suo articolo di oggi, Chicco Testa individua quello che, a nostro avviso, è il problema principale dell'Europa:

"Il problema è però anche di tipo cognitivo. Una specie di distopia collettiva che ci fa credere, parlare e commentare un mondo che non esiste e che condanna il Green deal a fallire per evidente contrasto con la realtà dei fatti."

Credere in un mondo che non esiste (e non solo in materia di energia) non è mai il miglior abbrivio per la politica.

Testa giunge alla stessa conclusione di Annoni, rispondendo anche alla sua domanda retorica "Per quanto":

"Ma fino a quando non si deciderà di fare conti realistici basati sulle tecnologie e le risorse disponibili, compreso il tempo, continueremo a vivere in un mondo immaginario. Noi, in Italia e in Europa. Gli altri intanto vanno per la loro strada."

il solito Giraldo è l'unico a far notare, nel suo articolo di oggi sulla Verità "Fonti rinnovabili e auto elettriche: passo falso nel Piano energia e clima" (che sottotitola "Gli obiettivi dell'esecutivo segnalati a Bruxelles sono irraggiungibili e troppo invasivi"), che nel PNIEC c'è un'affermazione non propriamente irrilevante (specie se scritta dal governo di suo pugno su un documento ufficiale mandato alle maestrine di Bruxelles) ma da tutti gli altri giornali ignorata:

"sarà necessario un sostanziale mutamento negli stili di vita".

Che si traduce, tanto per parlarci chiaro, che gli italiani dovranno ridurre i livelli di consumo ed il proprio tenore di vita.

"La cosa non appare molto rassicurante", chiosa Giraldo.

Siamo d'accordo con lui. 

 

Alberto Cuppini

 

 

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